Se l’umanità si estinguesse…

“Sciocco, non pensi che, morti gli uomini, non si stampano più gazzette?”
“Tu dici il vero. Or come faremo a sapere le nuove del mondo?”
“Che nuove? che il sole si è levato o coricato, che fa caldo o freddo, che qua o là è piovuto o nevicato o ha tirato vento? Perché, mancati gli uomini, la fortuna si ha cavato via la benda, e messosi gli occhiali e appiccato la ruota a un arpione, se ne sta colle braccia in croce a sedere, guardando le cose del mondo senza più mettervi le mani; non si trova più regni né imperi che vadano gonfiando e scoppiando come le bolle, perché sono tutti sfumati; non si fanno guerre, e tutti gli anni si assomigliano l’uno all’altro come uovo a uovo.” 
“Né anche si potrà sapere a quanti siamo del mese, perché non si stamperanno più lunari.”
“Non sarà gran male, che la luna per questo non fallirà la strada.”
“E i giorni della settimana non avranno più nome.” 
“Che, hai paura che se tu non li chiami per nome, che non vengano? o forse ti pensi, poiché sono passati, di farli tornare indietro se tu li chiami?”

Leopardi non è invecchiato di un giorno, e i bravissimi LetiziaAngelo ce lo dimostrano nel vivacissimo appuntamento di Teatro da Camera della scorsa settimana: la messa in scena del Dialogo di un folletto e di uno gnomo, tratto dalle Operette morali.
Fra un ghigno e una risata, il folletto e lo gnomo ci ricordano quanto siamo piccoli, insignificanti, rispetto al mondo e alle sue grandezze.
C’è da chiederselo: se la razza umana svanisse domani, mancherebbe forse a qualcuno?

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